Il 5 Maggio del 1998 usciva "From The Choirgirl Hotel", album che chiudeva ,simbolicamente e non, la prima parte della carriera della rossa cantautrice americana, forse la piu' importante della sua generazione. In occasione del decennale pubblico una mia breve recensione (che riprende dopo 8 mesi la disaminima degli Album piu' importanti della mia vita) e ripropongo un live registrato a Glastonbury durante il "Plugged Tour '98".
From The Choirgirl Hotel, Tori Amos (U.S.A.) 1998 EastWest, Atlantic
TrackList:
- "Spark"
- "Cruel"
- "Black-Dove (January)"
- "Raspberry Swirl"
- "Jackie's Strength"
- "i i e e e"
- "Liquid Diamonds"
- "She's Your Cocaine"
- "Northern Lad"
- "Hotel"
- "Playboy Mommy"
- "Pandora's Aquarium"
Influenzato nelle liriche e nelle atmosfere dall' aborto spontaneo che la Amos visse l'anno precedente "From the Choirgirl Hotel" conclude idealmente il viaggio esistenzialista che la Rossa intraprese ad inizio decennio con il ritorno al Pop Cantautoriale dopo la parentesi Hair Rock degli "Y Kant Tori Read" a fine '80.
Percussioni ed una timida elettronica d'accompagnamento sono le prerogative principali che differenziano quest'opera rispetto agli altri lavori e, soprattutto, al minimale e (quasi) acustico "Boys for Pele": disco immediatamente precedente e quindi riferimento piu' vicino ai fan del periodo.
Mai stanca di sperimentare la Amos qui s'allontana, ancor piu',dalla sicura e confortevole dimensione "pianopop" per addentrarsi in una foresta abitata da arrangiamenti desisamente Rock e da loop ritmici claustrofobici: densi e gravi.
Liriche taglienti e criptiche, pervase da un dolore inconsolabile, accompagnano suoni disturbati e disturbanti, mai lineari e spesso interrotti da richiami a nenie in bilico tra il southern folk americano e l'elettronica britannica del periodo (Trip-Hop e Drum & Bass a detta della stessa autrice furono ispirazioni importanti).
Disco complesso e non facile "From the Choirgirl Hotel" vive in una dimensione glaciale perfettamente autosufficiente emblema di una decade ermetica ed isolazionista: canzoni come "Spark", "Northern Lad" e "Playboy Mommy" subdolamente melodiche ma intrise di una devastante simbologia autodistruttiva, sia lirica che sonora, ne sono la prova e l'assoluta mancanza di riempitivi immerge chi ascolta in una continuita' vitrea: affascinante nella sua apparenza fredda, spietata nel suo incedere percussivo e lancinante.
Voto: 10/10